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cronache de sto cazzo
 
 
 
 
           
       

 
26 gennaio 2006

L'altro mondo, vasto e altrettanto angusto...

"Questi contorti o levigati apparecchi, questi bottoni, queste chiavi, queste leve, questi complicati sistemi, grappoli, fasci, grovigli di elementi d'acciaio, di vetro, di non so cosa; questi quadri queste trasmissioni queste distribuzioni queste spie questi indici questi quadranti; queste articolazioni, questi giunti e snodi; in una parola tutto questo infernale macchinario, brilla crudelmente davanti a me, distinto nelle sue più minute parti dalla luce bianca, spettrale, la quale anzi ne sollecita piccole e vaghe ombre azzurrine, pari alle brevi ombre del meriggio estivo, che con simile inganno parlano di riposo, di speranza, in quell'altro mondo tanto più vasto ed egualmente angusto...".

Tommaso Landolfi. Cancroregina. Adelphi.




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25 gennaio 2006

Stanotte, ovverosia nella notte fra il 16 e il 17 ottobre

Stanotte, ovverosia nella notte fra il 16 e il 17 ottobre 1946...




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25 gennaio 2006

L'altro stesso

"Eh, se solo una volta, in mezzo secolo, mi fosse balenato un modo, una maniera per vivere! Vivere è dar voce a se stessi? Sì, risponderebbe per es. il mio attuale amico e nemico Puskin (... il quale tutto fece fuorché dar voce a se stesso), sì, è questo, e non può essere che questo. Ma c'è un guaio, ed è che ben presto ci si avvede come l'operazione non possa aver corso per mancanza di materia prima, ci si avvede cioè che non si dà se stesso, che, questo, ciascuno dovrà se mai fabbricarselo con gran dispendio di energia e per di più col palese senso della vanità e artificialità di una simile fatica. Laonde si ripiega (e lo stesso P. ripiegò) su un dar voce agli altri, sulla famigerata obbiettivazione di non so che, e non so che altro ci sia in queste formulette: operazione, ahimè, ancor più illusoria della prima e illusoria tra tutte, pel duplice motivo che non v'è che obbiettivare nè su cui obbiettivare e che, se non si dà il se stesso, figuriamoci se può darsi, non so come dire, l'altro stesso".

Tommaso Landolfi. Rien va. Adelphi.




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28 ottobre 2004

Il meglio di noi

Mai ci odiamo con tanta intensità come quando sentiamo di aver mostrato invano il meglio di noi stessi, e poi, solamente poi, vogliamo veramente morire.

Elias Canetti. La tortura delle mosche. Edizioni Adelphi.

commento: Spero che a me questo non accada mai più. Forse sono sulla buona strada. Ma troppo spesso ci sono passato (o mi sono illuso di passarci) su quella strada. Staremo a vedere.




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6 ottobre 2004

Educatori

"Non abbiamo rimpianti per i nostri educatori. Forse talvolta li abbiamo rispettati troppo, ma questo faceva parte dell'educazione che abbiamo avuto e, se ho baciato ogni sera la mano a "Mère préfète", senza ribellarmi mai, è che qualche volta, oltre alle regole, vi è anche la voluttà. La voluttà dell' obbedienza. Ordine e sottomissione, non si può sapere quali risultati daranno nell'età adulta. Si può diventare dei criminali o, per usura, dei benpensanti. Ma un marchio l'abbiamo ricevuto, soprattutto quelle ragazze che hanno passato dai sette ai dieci anni di internato. Non so che fine abbiano fatto, non so più nulla di loro. È come se fossero morte. Soltanto una, lei Frédérique, l'ho cercata dappertutto, perché lei mi precede. E ho sempre aspettato una sua lettera. Lei non fa parte dei morti."

Fleur Jaeggy. I beati anni del castigo. Edizioni Adelphi.




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3 ottobre 2004

Atterrimento

Tutto questo, ci riempie lo stomaco, ma non di più. Con un po' di soldi, si arriva comodamente a trarre dalla civiltà ambiente le poche soddisfazioni corporee elementari. Il resto è falso. Falsità, trucchi, tic, ecco tutta la nostra vita tra il diaframma e la volta cranica. Il mio Superiore aveva detto bene: io soffro di un bisogno inguaribile di capire. Non voglio morire senza aver capito perchè ho vissuto. E lei, ha mai avuto paura della morte?

René Daumal. Il monte analogo - Romanzo d'avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche. Edizioni Adelphi.




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2 ottobre 2004

L'inspiegato

"Sono morto perché non ho il desiderio, non ho desiderio perché credo di possedere, credo di possedere perché non cerco di dare. Cercando di dare, si vede che non si ha niente, vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, vedendo che non si è niente, si desidera divenire, desiderando divenire, si vive."

René Daumal.  Il lavoro su di sé - Lettere a Genevieve e Louis Lief.  Edizioni Adelphi




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1 ottobre 2004

La causa

"Io ho fondato la mia causa su nulla"

Verso iniziale della poesia di Goethe Vanitas! Vanitatum vanitas! pubblicata per la prima volta nel 1806. Citato nell'introduzione a L'Unico e la sua proprietà di Max Stirner. Edizioni Adelphi.




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