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L'altro stesso

"Eh, se solo una volta, in mezzo secolo, mi fosse balenato un modo, una maniera per vivere! Vivere è dar voce a se stessi? Sì, risponderebbe per es. il mio attuale amico e nemico Puskin (... il quale tutto fece fuorché dar voce a se stesso), sì, è questo, e non può essere che questo. Ma c'è un guaio, ed è che ben presto ci si avvede come l'operazione non possa aver corso per mancanza di materia prima, ci si avvede cioè che non si dà se stesso, che, questo, ciascuno dovrà se mai fabbricarselo con gran dispendio di energia e per di più col palese senso della vanità e artificialità di una simile fatica. Laonde si ripiega (e lo stesso P. ripiegò) su un dar voce agli altri, sulla famigerata obbiettivazione di non so che, e non so che altro ci sia in queste formulette: operazione, ahimè, ancor più illusoria della prima e illusoria tra tutte, pel duplice motivo che non v'è che obbiettivare nè su cui obbiettivare e che, se non si dà il se stesso, figuriamoci se può darsi, non so come dire, l'altro stesso".

Tommaso Landolfi. Rien va. Adelphi.

Pubblicato il 25/1/2006 alle 22.58 nella rubrica leggo solo adelphi.

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